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Cenni sul parco - Il Varco del Pollino - Nuova gestione: Luisa Gargaglione - Viggianello (Potenza) Basilicata - Nel cuore del Parco Nazionale del Pollino

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CENNI SUL PARCO



PARCO NAZIONALE DEL POLLINO:
TIPOLOGIA: Parco Nazionale
REGIONI: Basilicata e Calabria
PROVINCE: Potenza, Cosenza e Matera
COMUNI: 56 (24 in Basilicata e 32 in Calabria)
ALTITUDINE: da 130 a 2266 metri s.l.m.
ESTENSIONE: 196.437 Ha
ABITANTI: 170.000 circa
SEDE AMMINISTRATIVA: Rotonda (PZ)

ETIMOLOGIA DEL NOME POLLINO:
Dal latino “pullus”, giovane animale, da cui “Mons Pollinus”, cioè monte dei giovani animali.
Dal latino “Mons Apollineus”, monte di Apollo, dio della salute e dei medici, probabilmente per la grande quantità di erbe officinali.
Il Parco Nazionale del Pollino con i suoi 196.000 ettari di patrimonio naturale e culturale costituisce una delle aree protette più grandi d’Europa. E’ stato istituito con D.P.R. 15/11/93 in attuazione della Legge quadro sulle aree protette.
Il Parco è ubicato nel gruppo montuoso Calabro – Lucano tra il Mar Tirreno e lo Ionio. Il confine tra le due regioni passa tra i crinali del Massiccio che supera i 2000 metri.
Fanno parte del Parco anche i Monti di Orsomarso, ricadenti interamente in territorio calabrese.
Due formazioni geologiche caratterizzano l’area del Parco. La prima è costituita da rocce compatte e coerenti, formate per lo più da calcari e dolomie che sono l’ossatura del Parco. La seconda è costituita da depositi incoerenti, di origine erosiva, che danno luogo a profonde incisioni calanchive ed alle fiumare.
Il Massiccio, disposto in direzione ovest – est, si allunga per oltre 30 chilometri ospitando una diversità di ambienti naturali tali da renderlo unico per bellezza e varietà dei paesaggi. Il cuore del Parco è un insieme di valli e montagne per la maggior parte collocate tra gli 800 e i 2000 metri di quota, ricco di verde, di acque ed estese foreste circondate, come da simbolica corona, da una serie di centri abitati.
Il Pollino presenta le caratteristiche della montagna meridionale con aspetti mediterranei ed alpini. Più dolce ed arrotondata appare la morfologia dei monti del versante lucano, mentre, ricca di pareti rocciose e ripide, quella del versante calabro.
Le maggiori cime (Serra Dolcedorme – 2267 m., Monte Pollino – 2248 m., Serra del Prete – 2181 m., Serra delle Ciavole – 2127 m., Serra di Crispo – 2053 m., Monte Manfriana – 1981 m.) sono costituite da rocce calcaree; fenomeni di carsismo, con doline ed inghiottitoi, sono presenti in diverse località: Piani di Pollino, Piani di Iannace e Ruggio. Testimonianze delle ultime glaciazioni con depositi morenici e massi erratici si rinvengono sui Piani di Pollino.
Tutta l’area è ricca di acque torrentizie, spesso affioranti ad alta quota, da cui prendono origine torrenti, alcuni importanti e pittoreschi, come il Frido, il Peschiera, il Sarmento (tutti affluenti del Sinni). Non mancano i torrenti che hanno scavato parte del loro percorso nella viva roccia dando luogo a stupendi canyon, come quelli del Raganello e del Lao.
Il Parco, avvolto da rigogliose foreste, offre un paesaggio vegetale multiforme e imponente che spazia dalla macchia mediterranea alla particolarità più tipiche degli ambienti montani più nordici (associazione abete – faggio). L’endemismo più inestimabile presente sull’area protetta, da cui il simbolo del Parco, è quello del Pino Loricato (Pinus Leucodermis).

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